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Danni e Riparazioni

 01.03.2008 – Nautica n.551 – di Miriam Cerutti e Ariberto Strobino
Prendiamo in considerazione le conseguenze di un evento straordinario quale “andare a scogli” durante la navigazione con una barca a vela. La nostra esperienza ci suggerisce che vuoi per la maggiore popolarità della vela, vuoi per la maggiore diffusione di crociere in barca anche con barche a noleggio, l’”andare a scogli” non è un evento così straordinario e molte tra le barche in circolazione hanno subito almeno un episodio del genere durante la loro vita.

In seguito ad un episodio di impatto della deriva dell’imbarcazione sul fondale, si possono generare dei danni alle strutture di maggiore o minore gravità. Certo è che migliore è la qualità costruttiva ed i materiali impiegati e minori sono i danni. Generalmente ogni modello di imbarcazione ha il suo “punto debole”, che è il primo a cedere; tale punto debole può essere identificato a priori, considerando le geometrie delle strutture, i materiali e le tecniche costruttive.
La prima fondamentale differenza c’è tra le imbarcazioni con bulbo in piombo e quelle con deriva in ghisa. Il piombo, deformandosi, assorbe parte dell’energia cinetica dell’imbarcazione durante l’urto, minimizzando i danni a fasciame e strutture. La ghisa durante l’urto invece si deforma pochissimo e tutta l’energia viene trasmessa allo scafo, spesso con risultati disastrosi.
Gli operatori di Q.I. Composites sono sempre più spesso chiamati per verificare l’effettiva estensione e tipologia dei danni causati da un incidente quale un impatto dell’imbarcazione sul fondo marino, sia per l’elevato numero di episodi che effettivamente accadono, sia per la maggiore consapevolezza da parte di armatori e cantieri che una volta accaduto il fatto è necessario riparare adeguatamente tutti i danni per mantenere invariato il valore della barca. Come si può osservare dal grafico sull’andamento mensile degli interventi degli operatori Q.I. su imbarcazioni incidentate, nell’anno 2006 i mesi più “caldi” sono quelli da maggio a ottobre, quando le barche sono utilizzate per la crociera.
In un impatto quale urto della chiglia contro il fondale lo stress viene trasmesso all’attacco della chiglia sullo scafo, favorendo lo sviluppo di delaminazioni del fasciame dello scafo stesso intorno all’asse di simmetria longitudinale, localizzate intorno alla chiglia. L’area poppiera della chiglia rientra nello scafo (vedi schema) e può provocare fratture, delaminazioni e scollamenti delle strutture interne: madieri, paratie, paramezzali, arredamento.



DANNI AL FASCIAME
Le sollecitazioni dell’impatto sulla deriva vengono trasmesse allo scafo in quanto vincolato a questa tramite i prigionieri. Tali sollecitazioni possono generare danni quali delaminazioni, porosità e fratture nel laminato del fasciame, fino a vere e proprie falle se l’urto avviene a velocità elevata. La posizione dei danni al fasciame è generalmente nelle aree a proravia e a poppavia della deriva ed attorno ai perni di fissaggio della deriva stessa. La forma destro/sinistro delle delaminazioni può essere asimmetrica se il colpo non è stato centrale, soprattutto se l’impatto si è verificato durante la navigazione a vela. Si annota che talvolta i cantieri costruttori montano delle contropiastre per i perni di dimensioni oltremodo modeste; le sollecitazioni pertanto vengono trasferite su un’area ridotta con conseguenti maggiori danni al fasciame. Allo stesso modo, su di un laminato di bassa qualità, affetto già dalla costruzione da porosità e piccole delaminazioni, le aree danneggiate saranno maggiori che in un laminato “buono”.
I difetti costruttivi funzionano infatti come innesco di nuove “cricche” nel laminato, ovvero di estese delaminazioni.

Se le fratture all’esterno e all’interno ove accessibile possono essere visibili ad occhio nudo, la valutazione della presenza, estensione e profondità di delaminazioni e porosità nel laminato necessita un esame più approfondito tramite analisi ad ultrasuoni. La riparazione di questi danni deve essere eseguita tramite asportazione del laminato danneggiato e ricostruzione dello stesso con adeguati tessuti e resine.
A pari dimensioni, maggiore è la profondità della delaminazione e maggiore sarà l’area di intervento in quanto la nuova laminazione andrà rastremata opportunamente sul bordo in modo da permettere il collegamento e quindi il trasferimento delle sollecitazioni dal nuovo laminato a quello originale.


Se le delaminazioni si trovano attorno ai perni di fissaggio della deriva può rendersi necessario rimuovere la deriva stessa per un’adeguata riparazione dell’area.

DANNI AI PRIGIONIERI
Un violento impatto della deriva contro il fondale può provocare la frattura o il piegamento dei perni dei prigionieri che fissano la deriva stessa allo scafo. Tramite analisi ad ultrasuoni è possibile l’identificazione e la localizzazione dei ai danni ai perni.

DANNI ALLE STRUTTURE INTERNE
La deformazione dello scafo in seguito all’urto può provocare danni alle strutture interne: paramezzali, correnti, madieri e paratie. Tali danni si estendono dalla frattura vera e propria delle strutture, alla delaminazione delle stesse, alla delaminazione delle fazzolettature di aggancio nel caso di strutture laminate allo scafo, o allo scollamento delle strutture al fasciame nel caso di strutture incollate tramite adesivo strutturale.

Un’ispezione completa, che permetta di identificare e delimitare tutti i danni strutturali presenti a bordo, deve essere eseguita tramite analisi ad ultrasuoni. L’area maggiormente danneggiata è ovviamente l’area in corrispondenza della deriva. Nel caso tale area sia nascosta dalla presenza di arredamento, serbatoi, vani batterie, ecc., una verifica esauriente dei danni presuppone la rimozione di tutto ciò che non permette l’ispezione, operazione che talvolta costa più soldi e tempo che la riparazione dei danni stessi. Si tratta infatti di smontare parzialmente l’arredamento della dinette, in alcuni casi di distruggere letteralmente l’arredamento (soprattutto nel caso della cucina) in quanto i mobili sono costituiti da parti incollate impossibili da smontare senza rotture dei piani. I serbatoi spesso sono troppo grandi per poter uscire dal tambuccio e devono essere tagliati e successivamente sostituiti.
La riparazione di fratture del laminato e delaminazioni deve essere eseguita tramite asportazione del laminato danneggiato e ricostruzione dello stesso con adeguati tessuti e resine; ugualmente per la riparazione di fazzolettature d’aggancio fratturate o scollate dallo scafo. Le fazzolettature devono sovrapporsi di almeno 100mm sulla parete verticale del madiere o paramezzale ed altrettanto sullo scafo.

La riparazione di strutture interne scollate può essere eseguita in diversi modi. Il più efficace dal punto di vista della qualità finale del prodotto e della durata della riparazione è il seguente:
1. taglio alla base delle strutture delle flange di giunzione delle strutture al fasciame (A)
2. rimozione dell’adesivo indipendentemente dal fatto che sia fratturato o meno
3. abrasione della parete verticale delle strutture per almeno 150 mm dalla base (B)
4. laminazione di un opportuno spessore di vetroresina con resina poliestere o vinilestere. La fibra potrà essere accoppiato biax-mat o mat alternato a tessuto biassiale di grammatura non inferiore a 400g /m2 (C)
5. realizzazione degli ombrinali di scarico delle sentine
6. finiture ed applicazione del gel coat

L’unico metodo alternativo consigliato per la riparazione è l’asportazione di tutto l’adesivo sotto le flange scollate con opportuna attrezzatura e applicazione di nuovo adesivo.
Non si consiglia l’iniezione di resina o simili sotto le flange per diversi motivi: le superfici da incollare (flangia e scafo) non sono pulite e abrasivate, pertanto l’incollaggio risulterà debole; si rischia di far fluire la resina all’interno delle strutture cave, senza che essa si fermi laddove necessario per l’incollaggio.

NOTA SUI SERBATOI STRUTTURALI
Nel caso della presenza di serbatoi strutturali in corrispondenza dell’area attorno alla deriva bisogna accertarsi di aver scoperto tutti gli eventuali danni non solo ai fini del ripristino delle proprietà strutturali, ma anche per scoprire ogni eventuale perdita. Il liquido può ad esempio trovare una via verso l’interno di un madiere o di un paramezzale dalla delaminazione di una fascetta d’aggancio o dalla frattura in un ombrinale di collegamento tra due casse. Una volta all’interno del madiere/paramezzale il liquido può scorrere e fuoriuscire in un punto remoto rispetto al serbatoio.

DANNI ALL’ARREDAMENTO
Sebbene non importante ai fini strutturali (nel di arredamento strutturale bisogna intervenire come se si trattasse di strutture interne), l’adeguata riparazione dell’arredamento è un punto importante per evitare una spiacevole svalutazione del bene. A parte le fratture evidenti che possono essere causate dall’urto subito dall’imbarcazione, non si trascurino fratture e fascettature d’aggancio delaminate nascoste sotto paglioli o dietro l’arredamento stesso, per evitare la generazione di nuovi rumori e cigolii durante la navigazione.

DANNI ALL’ALBERO E AL RIGGING
Finora gli operatori Q.I. Composites non hanno mai registrato danni all’albero e al rigging in seguito ad urto della deriva su fondale marino.

Pubblicato in Rassegna Stampa
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